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La quarta dimensione della formazione

Le competenze trasversali non si insegnano (si vivono)

“Ci sono regole semplici. Poi ci sono regole per modificare quelle regole. E poi regole che modificano le regole che modificano le regole. E così via…”
Douglas Hofstadter – Gödel, Escher, Bach

C’è un passaggio nel libro Gödel, Escher, Bach che racconta bene perché la formazione esperienziale è così potente. Hofstadter parla già nel 1979 di intelligenza artificiale, ma in realtà ci offre un’immagine sorprendentemente lucida dell’essere umano: un sistema fatto di livelli su livelli di regole, comportamenti, adattamenti, e – soprattutto – di emergenze imprevedibili. È questa complessità, questa capacità di generare risposte nuove in situazioni nuove, che chiamiamo “intelligenza”.

Mettiamola così: se davvero il nostro cervello funziona su tanti piani sovrapposti, come possiamo pensare di allenarlo con strumenti mono-dimensionali?

Le soft skill non si imparano con una slide

Nel mondo della formazione aziendale, spesso si dice:

  • Bisogna migliorare la comunicazione interna
  • Serve più ascolto attivo
  • Collaborare è fondamentale

Frasi vere. Tutti d’accordo.

Ma non basta dirle per renderle vere nel comportamento quotidiano.

Ecco il punto: le competenze trasversali non sono concetti da apprendere. Sono pattern comportamentali da decifrare, allenare e ristrutturare. E per farlo servono contesti che abbiano almeno la stessa complessità della realtà in cui dovranno essere applicate.

L’illusione del “io sono già così”

Tutti si sentono collaborativi, finché non si trovano in un contesto che richiede collaborazione vera: magari quando le informazioni sono incomplete, le priorità non sono chiare o il tempo stringe.

Tutti credono di ascoltare attivamente, finché non si rendono conto che stavano solo aspettando il loro turno per parlare, con l’attenzione completamente assorbita da una frase o un concetto che stiamo formulando nella testa senza alcuna parvenza di ascolto dell’interlocutore.

La formazione esperienziale ha il potere di far emergere questi paradossi, in modo diretto, emotivo, e spesso sorprendente. È come se aggiungesse una quarta dimensione alla formazione: non più solo sapere, ma vivere.

Sperimentare è capire

La metafora dello spazio-tempo è utile: così come facciamo fatica a immaginare una quarta dimensione spaziale, allo stesso modo il nostro cervello fatica a cogliere certe dinamiche interpersonali finché non le sperimenta sulla propria pelle.

La formazione esperienziale serve a questo:

  • a mettere le persone davanti a situazioni reali
  • a spostare l’apprendimento dalla testa al comportamento… e poi di nuovo alla testa
  • ad allenare la flessibilità e la consapevolezza attraverso l’azione.

In sintesi

Se vuoi insegnare una regola, usa una slide.
Se vuoi farla vivere, crea un’esperienza.

Ecco perché noi di People Group progettiamo esperienze: perché ci interessa quel momento in cui una persona si rende conto di qualcosa di sé, del collega e del suo team che prima non vedeva.

È lì che nasce il cambiamento. È lì che la formazione diventa trasformazione.

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Roberto Locatelli

Roberto è il responsabile dei progetti di formazione di People Group. Formatore, appassionato di neuroscienze e Guida Canyon, è sempre alla ricerca di nuovi modi per conoscere e interpretare la realtà che ci circonda.